Le aziende farmaceutiche devono ripensare i propri imballaggi per rispondere alle aspettative del mercato e alle normative
L’imballaggio è uno dei temi chiave in materia di sviluppo sostenibile per le aziende farmaceutiche. Innanzitutto perché rappresenta una leva essenziale per ridurre le emissioni di ambito 3 delle aziende (cioè le emissioni indirette legate alla catena del valore), che rappresentano generalmente circa l’80% delle emissioni di GES di un’azienda.
Ma anche perché gli imballaggi generano quantità importanti di rifiuti, che sono direttamente visibili dai consumatori e dai pazienti. Si tratta quindi di un tema al quale questi ultimi sono spesso sensibili, e proporre un imballaggio sostenibile può dunque costituire un asse di differenziazione per le aziende.
Tre soluzioni per migliorare la sostenibilità degli imballaggi dei prodotti farmaceutici
Per i prodotti farmaceutici, bisogna considerare tre tipi di imballaggi: l’imballaggio primario, che è a contatto con il prodotto (blister, tubi, siringhe, ecc.), l’imballaggio secondario (scatole di cartone, fogli illustrativi, ecc.) e l’imballaggio terziario (pallet). Possono essere adottate diverse strategie per ridurre il loro impatto sull’ambiente.
Soluzione 1: ripensare la progettazione
La prima strategia consiste nel ripensare la progettazione dell’imballaggio al fine di ridurre le sue dimensioni e il suo peso, eliminare gli elementi inutili, il che consente di ridurre la quantità totale di materiali utilizzati.
Ad esempio, GSK si è impegnata a ridurre del 20% la quantità di plastica contenuta in più di 80 milioni di bottiglie di Advil all’anno, adattando una tecnologia chiamata Compression Blow Forming (CBF), che diminuisce la quantità di resina necessaria per lo stampaggio e la fabbricazione delle bottiglie. Questo permetterà di eliminare l’equivalente di quasi 500.000 libbre di plastica nell’ambiente, cioè 1.000 tonnellate metriche di CO2e.
Soluzione 2: ripensare i materiali
Oltre alla progettazione dell’imballaggio, è essenziale ripensare i materiali dell’imballaggio per ridurre il loro impatto, sia a livello di produzione che di fine vita.
Le strategie generalmente esplorate sono l’utilizzo di materiali riciclati, di origine biologica o riciclabili.
L’uso di materiali di origine biologica o riciclati può essere una soluzione interessante ed è spesso ben percepita e valorizzata dai consumatori. Tuttavia, questi materiali presentano diverse difficoltà. Questi tipi di materiali offrono spesso una barriera meno performante e non possono quindi essere utilizzati per l’imballaggio primario. Inoltre, i materiali di origine biologica devono essere studiati con attenzione, perché alcuni sono controversi a causa della deforestazione che provocano a volte (ad esempio, il bioPET derivato dalla canna da zucchero). È inoltre importante notare che “di origine biologica” non è sinonimo di biodegradabile!
È per questo che l’attenzione è spesso posta sul fatto che le soluzioni di imballaggio siano almeno riciclabili, il che spesso non è il caso degli imballaggi attuali. In particolare, un problema importante nell’industria farmaceutica è l’uso dei blister per le pillole orali, che nella maggior parte dei casi non sono riciclabili perché composti da una miscela di alluminio e plastica (PVC). Per affrontare questa sfida, molte innovazioni sostenibili vengono lanciate dai produttori di imballaggi, con ad esempio soluzioni in mono PE o a base di carta. Tuttavia, la sfida dei blister sostenibili è quella di offrire il giusto livello di prestazione barriera. I fornitori di imballaggi stanno investendo nella R&S per proporre soluzioni sostenibili più performanti e quindi adatte ai prodotti più sensibili.
Inoltre, alcuni prodotti non possono essere riciclati attraverso i flussi di riciclo standard a causa della loro complessità. È quindi necessario creare un flusso dedicato, il che richiede un approccio collaborativo per garantire volumi sufficienti e una pertinenza ambientale. È l’approccio recentemente adottato da Novo Nordisk, Sanofi, Eli Lilly and Company e Merck nell’ambito di un progetto pilota in Danimarca volto a raccogliere e riciclare il 25% di tutte le penne iniettori distribuite dalle quattro aziende in Danimarca, il che rappresenta più di 25 tonnellate di plastica.
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Soluzione 3: ripensare il modello di business
Infine, per definizione, l’imballaggio più sostenibile è quello che non esiste. Questo approccio “zero rifiuti” è sviluppato nell’industria dei beni di consumo con diversi modelli commerciali riutilizzabili che eliminano così gli imballaggi monouso.
Oltre ai prodotti di largo consumo, questo approccio è ora adottato dal settore della dermocosmesi, che inizia a proporre soluzioni riutilizzabili nelle farmacie. In Francia, ad esempio, 5 aziende, i Laboratoires Expanscience, Garancia, La Rosée cosmetics, Bioderma (NAOS) e Pierre Fabre dermocosmetics, si sono impegnate in un approccio collaborativo per proporre 15 prodotti in un contenitore in vetro riutilizzabile. Questo approccio è testato attraverso un progetto pilota iniziato nel giugno 2023 in una farmacia parigina, con l’obiettivo di estendere successivamente l’iniziativa.
Se gli imballaggi riutilizzabili presentano certamente sfide in termini di sicurezza e regolamentazione per l’industria farmaceutica, si tratta di un approccio che merita di essere esplorato per il suo interesse sia ambientale che in termini di differenziazione.
Mentre il tema della sostenibilità era portato da settori B2C come l’industria cosmetica o alimentare, il settore farmaceutico si impegna ormai su questo tema, per rispondere alle aspettative in continua evoluzione delle parti interessate e sfruttare le opportunità che rappresenta.
In particolare, le aziende farmaceutiche devono ora anticipare e ripensare i propri imballaggi in modo proattivo. Una strategia su misura deve essere elaborata per ogni prodotto e per ogni area geografica, a partire da un’analisi del ciclo di vita, a causa delle sfide ambientali e delle esigenze di prestazione specifiche di ciascun imballaggio. Le aziende devono essere vigili e seguire attentamente le normative in arrivo, che possono vietare certi materiali o richiederne altri, così come le nuove innovazioni proposte dai fornitori di imballaggi, che ormai fanno dello sviluppo sostenibile una priorità. È anche un’opportunità per le aziende di differenziarsi, con risultati rapidi e progetti ambiziosi ad alto impatto che possono essere portati avanti.
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Informazioni sull’autrice,
Pauline, Responsabile di progetto nel team Salute di Alcimed in Francia.